Conoscere per Capire

Che cos’è la Malattia di Huntington?

Tutti possediamo un gene che contiene le istruzioni per produrre una proteina chiamata Huntingtina. Nelle persone affette dalla malattia di Huntington, questo gene subisce una mutazione che lo rende difettoso: per questo viene chiamato gene della Huntingtina mutata. A causa di questa alterazione, l’organismo produce una forma dannosa della proteina.
Con il passare del tempo, la Huntingtina difettosa provoca un progressivo malfunzionamento delle cellule cerebrali, fino a causarne la morte. Sebbene la proteina Huntingtina sia presente in tutte le cellule del corpo, il gene mutato danneggia soprattutto alcune aree chiave del cervello, in particolare i gangli della base e la corteccia. Queste regioni sono fondamentali per la regolazione delle emozioni, del comportamento, delle funzioni cognitive (come pensiero e pianificazione) e dei movimenti.
Al momento non esiste una cura in grado di fermare la malattia, ma sono disponibili trattamenti che aiutano a gestirne i sintomi. Nel frattempo, numerosi studi e ricerche sono in corso per ridurre i livelli di Huntingtina mutata o per sostenere le cellule cerebrali, aiutandole a compensare e funzionare meglio.

Quali sono gli effetti della MH sul cervello e sulle cellule?

La mutazione responsabile della MH provoca un ripiegamento anomalo della proteina Huntingtina, che tende ad accumularsi all’interno delle cellule cerebrali. Questo accumulo aumenta nel corso degli anni e causa ulteriori malfunzionamenti: riduce la capacità delle cellule di produrre energia, essenziale per il loro funzionamento, e compromette anche la loro capacità di comunicare tra loro. Non conosciamo ancora nel dettaglio in che modo tutte le funzioni cellulari vengano influenzate dalla proteina mHTT (la forma mutata e dannosa della Huntingtina), ma sappiamo che, con il tempo, le cellule cerebrali muoiono a causa della tossicità che essa provoca.
È importante ricordare che i cambiamenti osservabili in una persona affetta dalla malattia di Huntington derivano da queste alterazioni e dai danni cerebrali. Le regioni del cervello particolarmente vulnerabili alla mHTT sono coinvolte nel controllo del movimento, nel processo decisionale, nella regolazione delle emozioni e nella memoria. Questo deterioramento graduale spiega perché i sintomi peggiorano nell’arco di molti anni.

Base genetica: gene HTT, ripetizioni CAG ed ereditarietà

Il numero di ripetizioni C-A-G nel gene Huntington può variare da persona a persona. In relazione alla malattia di Huntington, questo numero viene suddiviso in diverse categorie:

  • 26 o meno ripetizioni: rientra nel range normale; la persona non svilupperà la MH.
  • 27–35 ripetizioni: è un numero relativamente alto di ripetizioni CAG. La persona non svilupperà la MH, ma questo intervallo è instabile e può cambiare quando viene trasmesso ai figli: il numero di ripetizioni può aumentare o diminuire. Per questo è chiamato intervallo intermedio.
  • 36–39 ripetizioni: questo livello di espansione CAG è definito a penetranza incompleta. Significa che la persona può sviluppare la malattia di Huntington, ma è probabile che ciò avvenga in età avanzata.
  • 40 o più ripetizioni: la persona svilupperà quasi certamente la MH.
  • 60 o più ripetizioni: un numero molto elevato di ripetizioni porta allo sviluppo della MH in giovane età. Quando i sintomi compaiono prima dei 21 anni si parla di MH a esordio giovanile; il termine malattia di Huntington pediatrica è riservato ai casi in cui i sintomi iniziano prima dei 18 anni.

La malattia di Huntington è definita dominante. Questo significa che, se una persona eredita il gene mutato dal genitore affetto, quel gene prevale sul gene normale ereditato dall’altro genitore. Il numero di ripetizioni CAG può cambiare nel passaggio da genitore a figlio: per questo motivo, fratelli e sorelle possono avere un numero diverso di ripetizioni, e lo stesso può accadere nella generazione successiva, influenzando l’età di insorgenza della malattia.  I figli non necessariamente svilupperanno la malattia con lo stesso andamento dei genitori, e lo stesso vale tra fratelli: il decorso può variare da persona a persona. Conoscere il proprio rischio genetico può sollevare domande complesse legate alla pianificazione familiare e al supporto emotivo. Per questo è consigliabile ricorrere alla consulenza genetica.

 

Quando iniziano i sintomi e perché sono così diversi?

L’età in cui compaiono i sintomi della MH dipende in gran parte dal numero di ripetizioni CAG, ma non è determinata solo da questo. Anche altri fattori, come ulteriori modificatori genetici, le scelte di vita, l’ambiente e lo stato generale di salute, possono influenzarne l’esordio.

  • MH giovanile (insorgenza prima dei 21 anni): spesso si manifesta con rigidità, difficoltà nella deambulazione e problemi di apprendimento; la progressione tende a essere più rapida.
  • MH ad esordio nell’età adulta (di solito tra i 30 e i 50 anni): è più probabile che inizi con cambiamenti dell’umore o delle funzioni cognitive, prima che compaiano i sintomi motori.

La variabilità è molto comune. Una persona può sperimentare soprattutto cambiamenti emotivi, come depressione o ansia, mentre un’altra può avere prevalentemente sintomi motori. Alcuni vivono un declino rapido, mentre altri convivono per molti anni con sintomi gestibili. Questa diversità rende fondamentale un’assistenza personalizzata: il supporto deve essere adattato alle esigenze di ogni singolo individuo.

Quali sono i sintomi e come progrediscono?

I sintomi della MH possono essere raggruppati in tre categorie principali:

  • Sintomi motori
    • Movimenti involontari (spesso corea), goffaggine, problemi di equilibrio
    • Successivamente: rigidità muscolare, difficoltà a camminare, parlare o deglutire
  • Sintomi cognitivi
    • Rallentamento del pensiero, scarsa concentrazione, dimenticanza
    • Difficoltà nel risolvere problemi, difficoltà nella pianificazione o nel multitasking
  • Sintomi psichiatrici
    • Depressione, tendenze suicide, ansia, irritabilità, aggressività, disturbi del sonno
    • Apatia, mancanza di motivazione, talvolta comportamenti ossessivi o allucinazioni

Quasi sempre, a un certo punto, le persone affette dalla malattia di Huntington tendono anche a perdere peso in modo progressivo. Questo accade in parte per l’aumento del dispendio energetico e, in parte, per le difficoltà di deglutizione.

La MH progredisce tipicamente in tre fasi:

  • Fase iniziale: lievi cambiamenti cognitivi o dell’umore, problemi di coordinazione, impatto minimo sulle attività quotidiane

  • Fase intermedia: aumento della disfunzione motoria, difficoltà di parola e di deglutizione, maggiore dipendenza dagli altri

  • Fase avanzata: gravi problemi di movimento, dipendenza totale, comunicazione limitata, ma spesso conservazione della consapevolezza

  • La progressione può variare da persona a persona, ma di solito si verifica nell’arco di 15-20 anni. Il sostegno ai caregiver è molto importante man mano che la malattia progredisce.

Come posso prendermi cura di me stesso/a lungo il percorso?

Sebbene non esista un trattamento in grado di fermare la malattia, molti strumenti e strategie possono aiutare le persone a vivere una vita significativa. La gestione deve essere personalizzata e può includere:

  • Farmaci per la corea e altri disturbi del movimento, disturbi dell’umore, ansia e disturbi del sonno
  • Terapie:
    • Fisioterapia per mantenere l’equilibrio e la mobilità
    • Terapia occupazionale per adattare le attività della vita quotidiana
    • Logopedia e terapia della deglutizione
  • Assistenza sanitaria mentale: supporto psicologico sia per i pazienti che per gli assistenti
  • Nutrizione: diete equilibrate e ad alto contenuto calorico per contrastare la perdita di peso e sostenere l’energia
  • Pianificazione sociale e legale: preparazione anticipata delle decisioni relative all’assistenza, pianificazione finanziaria e direttive mediche

Rimanere socialmente attivi, partecipare alla ricerca clinica e costruire una rete di supporto può aiutare a mantenere dignità e qualità di vita. L’accesso a professionisti e gruppi di pari può fare una grande differenza sia per le persone con MH sia per le loro famiglie.

È un po’ troppo dettagliato? Puoi sempre tornare alla nostra panoramica semplificata.

Pronto a proseguire? Il prossimo capitolo parla di come viene identificato il gene.

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