Malattia di Huntington: dalla Pridopidina segnali incoraggianti. Resta il nodo dell’approvazione

A poche settimane dallo stop alla vendita del farmaco Pridopidina in Europa da parte dell’Ema, l’Agenzia europea per i farmaci, arriva ora un segnale incoraggiante, un vero e proprio nuovo passo in avanti nella ricerca contro la malattia di Huntington.
Il trattamento con Pridopidina, farmaco in fase sperimentale, secondo questi ultimi risultati e da come viene spiegato nel comunicato ufficiale, nota congiunta delle aziende farmaceutiche Prilenia e Ferrer, ha rallentato la progressione clinica e mantenuto funzionalità, cognizione e capacità motorie nelle analisi predefinite di un sottogruppo di pazienti con malattia di Huntington in fase iniziale, che non assumevano farmaci antidopaminergici (ADM), i medicinali che riducono o bloccano l’attività della dopamina nel cervello.
Significa che nel gruppo di pazienti non trattati con farmaci ADM, circa 1.600 persone in vari studi clinici, la Pridopidina ha mostrato un miglioramento clinicamente significativo per un anno e un successivo rallentamento del declino, misurato tramite la scala cUHDRS, l’indicatore nel tempo del manifestarsi delle differenti sintomatologie della malattia come motricità, funzionalità e cognizione. I benefici si sono osservati in tutti questi diversi ambiti, a cominciare dalla performance motoria. Con un’ulteriore nota dei ricercatori: “Il trattamento ha mantenuto al tempo stesso un buon profilo di sicurezza”.

La notizia su Nature Medicine

La notizia è stata pubblicata in questi giorni sulle pagine di Nature Medicine, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo. Nell’articolo si possono leggere i risultati dello studio clinico internazionale di fase 3 PROOF-HD, che ha valutato l’efficacia della Pridopidina, il farmaco sperimentale in sviluppo ormai da quasi vent’anni, . E la notizia è importante, non solo perché i dati mostrano che la Pridopidina ha rallentato la progressione della malattia e mantenuto funzioni motorie, cognitive e quotidiane più a lungo rispetto al placebo. Ma anche che le persone, in pratica, hanno potuto conservare più a lungo capacità fondamentali come muoversi, parlare, leggere, o compiere piccoli gesti della vita di tutti i giorni.

E a questo punto la domanda e il nodo da sciogliere: perché l’Ema ha bloccato la vendita della Pridopidina?

La risposta è nella nota ufficiale: i medicinali ADM possono aver causato effetti collaterali simili ai sintomi della malattia e compromettere la valutazione degli esiti clinici, confondendo così i risultati negli studi. In sostanza, i farmaci antidopaminergici, spesso usati per contenere alcuni sintomi dell’Huntington, sembrano interferire con la valutazione dei benefici della Pridopidina. Secondo la relazione dei ricercatori, possono infatti provocare effetti collaterali che assomigliano ai sintomi stessi della malattia. Questo, spiegano i ricercatori, potrebbe aver nascosto l’impatto reale del farmaco nei pazienti che li assumevano. Lo studio PROOF-HD, ricordano correttamente gli stessi ricercatori, finora non ha raggiunto i suoi obiettivi principali sull’intera popolazione coinvolta. Ed è anche per questo che, poche settimane fa, l’Agenzia europea del farmaco ha respinto la richiesta di immissione in commercio. Ma la pubblicazione su Nature Medicine ribalta almeno in parte la prospettiva, evidenziando risultati significativi in un gruppo specifico di pazienti.

“Questi dati rappresentano il primo trial di fase 3 sull’Huntington a dimostrare benefici concreti sulla progressione della malattia in diversi ambiti — funzione, cognizione e motricità — confermando al contempo la sicurezza del farmaco”, ha spiegato Ralf Reilmann, direttore del George Huntington Institute e autore principale della pubblicazione. Ma il valore di questi risultati si legge anche nelle parole di chi vive la malattia ogni giorno.
“Non abbiamo alcun farmaco che rallenti davvero il declino – ha detto Dina de Sousa, rappresentante della European Huntington Association -. Non esistono cure che ci aiutino a mangiare da soli un po’ più a lungo, a camminare o persino a ballare un po’ più a lungo. Questi dati ci danno speranza”.
Oltre alla Huntington, è in fase avanzata di sviluppo anche per la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), con un nuovo studio clinico di fase 3 previsto per il 2026. Le aziende Prilenia e Ferrer, impegnata in prima linea nella ricerca, hanno già annunciato che nel 2026 partirà un nuovo studio di conferma, progettato per rafforzare i dati e aprire la strada a una possibile approvazione globale. Per ora, resta la frustrazione di una lunga attesa.
La Pridopidina è stata sviluppata dal 2007, ma non è ancora disponibile sul mercato. Eppure questa pubblicazione riaccende le speranze di pazienti e famiglie: non solo di poter contare, un giorno, su un trattamento capace di rallentare la malattia, ma anche di cambiare il modo stesso in cui si affronta la ricerca sull’Huntington. Lo sottolinea nella sua riflessione Ferdinando Squitieri, coautore dello studio, e Responsabile Unità Huntington e malattia Rare dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza e Direttore Scientifico della Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH): “È un lungo percorso iniziato nel 2007 e che purtroppo non ci permette ancora di avere questo farmaco disponibile in commercio. La Pridopidina potrebbe rappresentare una preziosa risorsa – spiega Squitieri – da associare alle terapie sperimentali innovative attualmente in programma. Il fatto che farmaci antidopaminergici coprano l’effetto positivo della Pridopidina fa riflettere sulle incongruenze nell’approccio clinico alla malattia di Huntington che in Italia viene ancora definita come “la còrea”,  anche dagli stessi specialisti”.

Glossario termini scientifici

 Pridopidina

 Farmaco sperimentale orale, agisce come agonista selettivo e potente del recettore sigma-1 (S1R), un bersaglio con potenzialità neuroprotettive nelle malattie degenerative del sistema nervoso.

Recettore sigma-1 (S1R)

Proteina localizzata nell’interfaccia tra reticolo endoplasmatico e mitocondri, svolge funzione di “chaperone” cellulare regolando segnali cruciali per la sopravvivenza neuronale: stress del reticolo, energia, trasporto di calcio e clearance di proteine tossiche.

Agonista del recettore sigma-1

Molecola che si lega al recettore S1R e lo attiva, stimolando le sue funzioni benefiche nei neuroni (es. miglioramento della funzione mitocondriale, protezione dallo stress cellulare).

cUHDRS (cUHDRS – composite Unified Huntington’s Disease Rating Scale)

Scala multidimensionale che riassume differenti aspetti della malattia (funzionalità, motricità, cognizione): combina TFC (capacità funzionale), TMS (sintomi motori), SDMT (test cognitivo) e SWR (test di lettura Stroop). Utilizzata come endpoint per valutare l’andamento clinico nei trial su Huntington.

Farmaci antidopaminergici (ADM)

Medicinali che riducono o bloccano l’attività della dopamina nel cervello, utilizzati per gestire alcuni sintomi dell’Huntington. Tuttavia, possono causare effetti simili alla progressione della malattia, confondendo la valutazione dell’efficacia di altri trattamenti.

Profilo di sicurezza

Indicazione generale sugli effetti collaterali e la tollerabilità del farmaco: un “buon profilo di sicurezza” significa che non sono emerse criticità significative durante la sperimentazione.

Amyotrofia laterale progressiva (SLA)

Malattia neurodegenerativa che colpisce neuroni motori, causando progressiva perdita della capacità di parlare, alimentarsi, muoversi e, infine, respirare.

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